Cogliere l’opportunità da un evento negativo e gestire il cambiamento.


L’epidemia di COVID-19 (così è stato battezzato dall’OMS il nuovo coronavirus) ha tenuto in scacco tutta la Cina durante il Capodanno cinese, il grande apparato sanitario e gli incredibili mezzi adottati sul campo: dalla costruzione degli ospedali in pochi giorni, alla pianificazione di una quarantena che coinvolge tuttora milioni di persone, ha arginato solo in parte la diffusione del contagio e limitato il numero dei morti.

L’economia cinese ha subito un duro colpo ed anche noi in Occidente rischiamo di bloccare le linee di produzione, perché dipendiamo da un’interminabile lista di manufatti costruiti in Cina


Per via della mia attività e dei miei trascorsi, sono in costante contatto con imprenditori e colleghi sia in Cina, sia in Italia e le notizie che sto elaborando in questi giorni mi fanno auspicare un quadro abbastanza incoraggiante per la situazione corrente ed assolutamente ottimistico per il futuro dell’economia cinese.

I porti cinesi hanno ricominciato a funzionare, molti dei quali, come quello di Shanghai, sono completamente automatizzati e le merci sono in transito nonostante la paralisi creata dall'epidemia.

Le fabbriche in Cina hanno riaperto, anche se si stima una carenza del 20% del personale sulle linee di produzione, a causa degli operai rimasti bloccati nelle province in quarantena, il Governo cinese ha chiesto a tutte le aziende di dare massima priorità alle merci prodotte per l’export.

Le aziende hanno applicato una turnazione ed una programmazione delle linee di produzione speciale, mai adottata in passato, allo scopo di fare lavorare gli operari a compartimenti stagni (turni a giorni alterni e cambio di turno senza interferenza tra i lavoratori) in maniera tale che se una persona risulta contagiata vengono messi in quarantena i colleghi della sua squadra e non tutto il personale della fabbrica.


Ma la grande ed incredibile rivoluzione sta avvedendo per tutta la categoria degli impiegati, il lavoro da postazione remota: “smart working” (lavoro agile), è diventato obbligatorio per ragioni di sicurezza.

In Cina la connettività e le strutture informatiche sono superiori rispetto a quanto abbiamo realizzato noi in Italia (basti pensare che i cinesi già dispongono, nelle zone maggiormente industrializzate, della rete 5G), quindi tutte le attività amministrative, logistiche e commerciali possono essere svolte efficientemente dagli impiegati dalla propria abitazione, senza interruzioni ed anche a migliaia di chilometri di distanza.

Proprio ieri ho parlato con il mio caro amico cinese Marco Ping di Hong Kong, negli uffici della società (nella quale ho lavorato anch'io oltre dieci anni fa) sono occupati circa cento dipendenti, la scelta da parte della dirigenza è stata immediata: i responsabili dei vari dipartimenti si recano in ufficio, mentre tutti gli altri dipendenti lavorano da casa, in questa maniera si ottiene comunque la massima efficienza in estrema sicurezza.

Ogni manager dispone del proprio ufficio, in questa maniera vengono eliminati i rischi di contagio durante la giornata. Per quanto riguarda le decisioni importanti, che devono essere assunte collegialmente dal management, i responsabili di funzione possono comunque riunirsi, anche di persona, per impartire poi le disposizioni ai propri collaboratori che lavorano da postazione remota.


Una situazione analoga la si sta vivendo anche nella pubblica istruzione, le scuole sono state chiuse e lo saranno fino ad aprile, ma le lezioni stanno procedendo via web per evitare che milioni di studenti perdano l’anno scolastico.

I professori stanno utilizzando i mezzi informatici, largamente disponibili sul mercato cinese, per rimanere connessi via web con i loro studenti e con questa modalità i programmi didattici saranno portati a termine.

L’emergenza COVID-19 ha messo a dura prova la Cina, ma quella nazione, che è dotata della struttura informatica più grande al mondo, ora sta conducendo un esperimento di portata immensa sia nel mondo dell’impiego, sia in quello dell’istruzione.


Queste esperienze stanno già plasmando radicalmente le due realtà e molte delle nuove modalità di operare saranno mantenute anche dopo, quando sarà cessata l’emergenza sanitaria.

Basti pensare al contesto delle imprese che, a seguito di questa esperienza, potrebbe convertire gli uffici tradizionali in nuovi spazi costituiti solo da sale riunioni, show room ed un numero ridotto di scrivanie collettive da utilizzare all’occorrenza.

Visti gli alti costi degli immobili, specie nelle grandi città, quale sarebbe il risparmio per ogni azienda?

Stessa cosa vale anche per il mondo dell’istruzione, se anche nel futuro gli allievi ricevessero le lezioni via web e le scuole sarebbero convertite in ambienti per praticare sport e per condividere eventi ed attività culturali, quale sarebbe il risparmio in termini di edifici e di costi di trasporto per gli studenti?

Anche riguardo il corpo docente si potrebbe supporre una vera rivoluzione a beneficio degli studenti, i professori più comunicativi sarebbero dedicati alle lezioni via web impartite contemporaneamente a migliaia di allievi, mentre gli altri docenti potrebbero ricevere una specializzazione in attività di supporto dirette ai singoli studenti, oltre alle attività relative alla correzione dei compiti ed allo svolgimento degli esami.


Sono scenari, futuristici e discutibili, che forse ci fanno anche rabbrividire, ma la Cina oggi è costretta a compiere questa sperimentazione. I vantaggi di queste nuove metodologie saranno immediatamente applicati da loro e saranno propulsori di una spinta di modernità che vedrà, sui mercati internazionali, i cinesi ancora più forti ed efficienti!


A noi in Europa non rimarrà che stare alla finestra, perché certi cambiamenti sono impensabili da percorrere in tempi brevi sia per la nostra tradizione culturale, sia per il nostro sistema sindacale e legislativo.

“Storia di un buyer” è il mio ultimo libro, che ho pubblicato lo scorso dicembre, narra di come la professione di compratore, i mercati, il contesto lavorativo e quello familiare sono cambiati rapidamente negli ultimi trent'anni.

La trasformazione socio-economica tuttora è in atto, infatti nella pubblicazione dedico un intero capitolo allo smart working, individuando in questa modalità di lavoro una concreta proiezione di quello che sarà il futuro dell’impiego.

Il libro stesso è finalizzato a spiegare al lettore che la chiave del successo è data dalla capacità di gestire il cambiamento.

Oggi i cinesi stanno dimostrando a tutto il mondo che sono in grado di applicare dei nuovi schemi professionali e sociali. Questa è la più lampante dimostrazione della forza che hanno nel gestire il cambiamento in maniera pro-attiva.


Daniele Pezzali consulente in Procurement (visita: www.danielepezzali.com)

16 febbraio 2020


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