Il nostro Paese è il più grande benefattore mondiale!



La classifica degli industriali più ricchi al mondo fa riflettere, non tanto per le ricchezze distribuite, per lo più in America ed ora anche in Cina, quanto per la loro natura.


Dai dati diffusi da Il Sole 24 Ore, ho fatto una riflessione sul podio dei "number three" in USA, in Cina ed in Italia, quindi i più ricchi negli USA sono:

Jeff Bezos 56 anni Amazon (e-commerce)

Bill Gates 64 anni Microsoft (informatica)

Mark Zuckerberg 36 anni Facebook (social network)

L'età media dei tre è di 52 anni.

Nel mentre stanno scalando le prime posizioni, a passi da gigante, Elon Musk (Tesla), Larry Page e Sergey Brin (Google).

Stiamo parlando esclusivamente di settori innovativi, appartenenti all'hi-tech.


In Cina i nuovi ricchi che stanno scalando la classifica mondiale sono:

Ma Huateng 48 anni Tencent (social network)

Jack Ma 55 anni Alibaba (e-commerce)

Xu Jiayin 62 anni Evergrande (finanziario/immobiliare)

L'età media dei tre è di 55 anni.

Gli altri imprenditori cinesi in ascesa, che stanno crescendo con fatturati da grido, appartengono sempre ai settori dell'informatica e delle nuove tecnologie.


In Italia il più ricco è Giovanni Ferrero che si piazza al 29° posto della classifica mondiale, di conseguenza il podio italiano è:

Giovanni Ferrero 56 anni Ferrero (alimentare)

Leonardo Del Vecchio 85 anni Luxottica (occhiareria)

Stefano Pessina 79 anni Walgreens (farmaceutica) - il quale ha trasferito la

residenza nel Principato di Monaco

L'età media dei tre e di 73 anni (tira giù la media Giovanni Ferrero che ha ereditato l'impero dal padre).

A seguire, gli altri industriali italiani più ricchi sono i nomi famosi della moda e Silvio Berlusconi...


Le riflessioni che ho fatto leggendo la classifica e l'articolo del giornale economico, riguardano sostanzialmente due fattori, che sono quelli poi che caratterizzano la triste economia del nostro Paese:

  • Non abbiamo giovani imprenditori di successo, la nostra economia è sorretta dalle grandi iniziative intraprese da uomini eccezionali che hanno cavalcato il boom economico degli anni '60. Quanto potrà durare ancora questa rendita?

  • La nostra imprenditoria è rimasta aggrappata ai settori che hanno fatto conoscere l'Italia in tutto il mondo (food & fashion), non siamo presenti nei settori emergenti (hi-tech & e-commerce) che sono quelli in maggiore crescita.


Forse noi italiani abbiamo perso smalto?


No, affatto, noi italiani siamo sempre brillanti! E lo dimostra il fatto che siamo presenti in tutte le iniziative imprenditoriali di successo a livello mondiale, il problema è che gli italiani di punta (ricercatori, scienziati, inventori...) risiedono all'estero o lavorano per aziende straniere!

Il nostro Paese è il più grande benefattore mondiale!

Bene o male per cultura, estrazione, storia, possiamo ancora vantare uno dei migliori sistemi scolastici al mondo, completamente pubblico, totalmente a carico dello Stato (e delle Famiglie).

I nostri ragazzi laureati spiccano per doti ed iniziative. Però un ricercatore universitario in Italia rimane precario per anni, con uno stipendio poco superiore ai 1.000 Euro, mentre in Germania, in Usa e addirittura in Cina guadagna quattro volte tanto!

I grandi paesi che ho nominato non sono degli "sciuponi" che possono permettersi di strapagare la gente. Le istituzioni e le aziende straniere di quei paesi fanno una scelta puramente opportunistica, assumono coloro che valgono e fanno un grande affare perché risparmiano sull'investimento iniziale riguardante la formazione!


Difficile in questo scenario poter scalare la classifica dei "paperoni". Un qualsiasi cambiamento per fare tornare l'Italia sulla cresta dell'onda deve partire dalle nostre istituzioni e ci vorrà più di una generazione per vederne i risultati.


Crisi = "pericolo + momento cruciale"


I cinesi scrivono la parola "crisi" con due ideogrammi: il primo significa "pericolo" ed il secondo "momento cruciale", quindi questa espressione in chiave positiva fa intendere "cogli il cambiamento!" e "cerca l'opportunità di svolta!".


Oggi ci troviamo in profonda crisi con un PIL sceso al -12% ed un debito verso l'Europa inimmaginabile...

Il "pericolo" tutti lo stiamo avvertendo e siamo consci di trovarci in "un momento cruciale", ma io il cambiamento all'orizzonte non lo vedo.

Anzi quello che percepisco è una fitta nebbia di assistenzialismo che colpisce le due fasce d'età più strategiche nella nostra società: i giovani, che hanno bisogno di apprendere (e che perdono fiducia davanti al futuro sempre più incerto) ed i miei coetanei (classe 1965) che tanto avrebbero ancora da insegnare, ma sono messi in disparte da un mercato del lavoro miope, che pretende di pagare i manager come i laureandi.


"Cogliere il cambiamento" è il concetto che sviluppo nel mio libro "Storia di un buyer", nel quale racconto come tutti i cambiamenti sono veri generatori di energia e lo faccio con cognizione di causa perché l'ho provato direttamente sulla mia pelle.

Proprio grazie a questi eventi, a volte catastrofici, denominati "crisi", sia il singolo individuo, sia la società possono progredire fornendo addirittura risultati altrimenti inaspettati.


In questo momento tanto triste della nostra economia tutti noi abbiamo la responsabilità di trovare la forza per fare un balzo in avanti!


Daniele Pezzali consulente in Procurement & ICT (visita: www.danielepezzali.com)

25 agosto 2020

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