L'umanità e la cultura che contraddistinguono noi italiani, saranno la nostra salvezza!#iorestoacasa

Proprio ieri mattina, prima dell'annuncio del nuovo Decreto del Presidente del Consiglio riguardo le restrizioni della quarantena, ho avuto il piacere di conversare via chat con Lorenzo, il nostro connazionale che si trova a Wuhan al 50° giorno di (vera) quarantena.


Sono in contatto con Lorenzo da quando è scoppiata l'epidemia in Cina e dopo questa brutta avventura che sta coinvolgendo anche noi in Italia, ho tanta voglia di conoscerlo di persona perché in queste settimane abbiamo condiviso opinioni e timori con una grande dose di empatia.

La conversazione è nata dal mio disappunto per avere visto, nell'ultimo mese, i media italiani in completa confusione, incapaci di trasmettere le notizie con professionalità.

Dapprima l'informazione è stata diffusa in maniera allarmistica, volta alla spettacolarizzazione, poi drogata al punto di anestetizzare ogni paventato pericolo, per diventare infine contraddittoria nella misura di indurre le persone a fuggire dalle città.

Solo da un paio di giorni l'informazione è gestita con dei messaggi chiari e delle indicazioni concrete, infatti non è un caso che le centinaia di morti al giorno che stiamo registrando ci abbiano condotti alla piena consapevolezza di dover a tutti costi mitigare il contagio e quindi di applicare seriamente i principi della quarantena.


Avendo trascorso una parte della mia vita in Cina e conoscendo la differenza culturale tra i cinesi (collettività) e gli italiani (individualismo) e quella dei sistemi politici, durante la conversazione con Lorenzo mi è venuto naturale paragonare Cina e Italia nei confronti di questa emergenza.


Con mia sorpresa Lorenzo mi ha anticipato la sua testimonianza, che possiamo leggere nel post qui sotto (cliccando sull'immagine), nella quale si evince che l'approccio dei cinesi verso l'epidemia ha percorso delle tappe temporali molto simili alle nostre, anche se dettate da altre motivazioni.

Da fine dicembre '19, quando a Wuhan si è registrato il primo caso di polmonite anomala, al 20 gennaio, il problema è stato sottostimato dalle autorità sanitarie cinesi, permettendo la larga diffusione del virus.

Alle ore 10.00 del mattino del 23 gennaio è stata proclamata la quarantena a Wuhan, ma la notizia era già trapelata durante la notte precedente ed essendo quella data l'antivigilia del Capodanno cinese, molta gente ha cercato di uscire dalla città per recarsi dai familiari sparsi per tutta la Cina.

La quarantena nei confronti della cittadinanza non è stata applicata subito in maniera rigida: le auto private potevano ancora circolare, numerosi negozi rimanevano parzialmente aperti e la gente si ritrovava nei parchi permettendo al contagio di estendersi.

Solo dopo tre settimane è stato proclamato a Wuhan un protocollo rigido di quarantena, nel quale si esprimeva il divieto assoluto della circolazione di mezzi e persone, la chiusura di tutti i negozi, l'obbligo di stare in casa e di ordinare gli alimenti via internet con la consegna a domicilio.

Queste misure tanto rigide, in principio hanno disorientato i cinesi, Wuhan è crollata nell'isolamento assoluto, ma ha consentito al resto della Cina di ripartire.

Oggi a Wuhan non ci sono più nuovi contagiati e sta finendo la quarantena, Lorenzo, dopo 49 giorni di segregazione in casa, ieri ha fatto la prima uscita in strada di pochi minuti con la sua famiglia.


La mia riflessione fa riferimento proprio alla similitudine delle tempistiche che hanno accomunato il percorso italiano a quello cinese nell'affrontare le insidie del COVID-19.

Noi siamo arrivati a percorrere due terzi di quella strada, compiendo gli stessi errori dei cinesi nei confronti del virus. Entrambe i governi hanno perso tempo prezioso, anche se per diverse ragioni.


Il vero confronto tra il metodo cinese e quello italiano lo si vedrà partendo da ora, fino ai prossimi giorni!

I cinesi attraverso la consapevolezza del problema, il loro approccio alla collettività ed alle ferree leggi del Governo, (che non perdona chi sgarra), sono usciti dal tunnel dell'epidemia.

Noi italiani adesso siamo consapevoli della gravità della situazione e della fragilità del nostro sistema sanitario, non brilliamo di un grande spirito collettivo ma abbiamo una grande umanità, una forte empatia e una cultura millenaria che ci ha contraddistinto nei secoli.

Sarà il nostro buon senso a guidarci nel rispetto delle regole!

Dobbiamo dimostrare che di fronte alla minaccia mortale, che stringe in una morsa l'intera nazione, ce la faremo a superare le difficoltà, senza fare una strage dei nostri concittadini più anziani e più deboli.

Sarà anche la dimostrazione che la nostra democrazia non è inferiore al potere centralizzato di un unico partito.

Forza italiani! #iorestoacasa


Daniele Pezzali consulente in Procurement & ICT (visita: www.danielepezzali.com)

12 marzo 2020



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