Tampone negativo! Le mie riflessioni in merito...


Come tanta altra gente, durante le vacanze natalizie, ho contratto il coronavirus...

Non è stata di certo una passeggiata ma nemmeno un'influenza tanto diversa da altre che in passato mi hanno dato filo da torcere e mi hanno debilitato.


La mia fortuna nell'avere affrontato e risolto questa gran brutta forma virale (per intenderci quella che toglie anche l'olfatto ed il gusto) è stata quella di essere preparato!


L'informazione


La differenza è proprio nell'avere ricercato ed acquisito le corrette informazioni nell'eventualità della comparsa dei sintomi influenzali. Infatti già durante la scorsa estate avevo seguito molti dibattiti dei medici delle Terapie Domiciliari Precoci ed in seguito al colloquio con alcuni di loro, avevo chiesto la prescrizione di antinfiammatori, vitamine ed altri medicinali da tenere in casa, insomma: un piccolo "kit salvavita pronto all'uso".


Sin dall'inizio di questa epidemia, che ha stravolto le nostre vite, mi sono rifiutato di pensare che la cura per la "malattia del secolo" fosse quella "del paracetamolo e della vigile attesa". Il mio più grande stupore è stato quello di vedere la gente attorno a me assecondare l'informazione mainstream, senza domandarsi come la maggior parte delle persone infettate dal virus guarissero senza recarsi in ospedale.

Come è stato possibile instillare nella mente delle persone che solo il presunto vaccino potesse essere l'unica soluzione per evitare il contagio o evolvere in guarigione certa.

Che razza di cura è la vigile attesa?

Non sono un medico, però ho compiuto cinquantasei anni e penso di avere visto tante influenze nella mia vita che hanno afflitto me, i miei genitori ed i miei figli... Quindi un po' di esperienza l'ho fatta almeno per capire che un "fuoco va spento subito", che bisogna intervenire con le cure nei momenti precoci della malattia ed è bene consultare il medico se i sintomi si aggravano.


La latitanza dei medici di famiglia causata dal Governo


Ho trascorso una brutta notte, mi sono svegliato diverse volte con il mal di testa ed i brividi, al mattino ero uno straccio, senza pensarci due volte dopo la colazione ho preso il primo antinfiammatorio e ho cercato una farmacia disponibile ad eseguire un tampone rapido in giornata.

L'esito del primo test è stato lampante: positivo, stessa cosa per la mia compagna che fino a quel momento non aveva ancora manifestato i sintomi influenzali.


Ho avvisato il medico di famiglia che mi ha consigliato di tenere monitorata la temperatura corporea e la saturazione sanguigna. Riguardo la terapia in un primo momento non ha fatto cenno a farmaci in particolare.

Le ho prontamente comunicato di avere cominciato ad assumere un antinfiammatorio, un fluidificante per le vie respiratorie, vitamine ed integratori. A quella dichiarazione il mio medico mi ha consigliato di procedere con quei farmaci per almeno dieci giorni, anche se la febbre fosse andata via. Altresì mi ha informato che il protocollo medico prevede semplicemente che io mi tenga, in maniera autonoma, sotto controllo e nel caso di aggravamento avrei dovuto chiamare l'USSL per l'attivazione delle USCA.

Mi ha ricordato il divieto di uscire di casa, di andare nel suo studio per essere visitato e che lei non avrebbe potuto intervenire di persona.

Alla mia ulteriore richiesta riguardo l'assunzione di idrossiclorochina, antibiotici e cortisone, la risposta è stata che non mi poteva prescrivere quei farmaci e che l'avrebbe fatto all'occorrenza il medico ospedaliero.


La risposta non mi ha stupito, nel mio piano d'intervento c'era l'automonitoraggio del mio stato di salute in accordo ai farmaci che stavo assumendo ed avevo il nominativo di un medico disponibile a visitarmi in privato qualora avessi avvertito dolori allo sterno ed insufficienza respiratoria.

I primi due giorni sono stati veramente duri: febbre alta, mal di ossa, debolezza, inappetenza, tosse e mal di testa, alla fine del secondo giorno ho cominciato ad assumere anche l'idrossiclorochina e nei due giorni successivi la febbre si è spenta, lasciandomi momenti di sollievo alternati ancora a del malessere generale.

Solo dopo sette giorni ho visto "la fine del tunnel" anche se nel mentre avevo perso il gusto e l'olfatto, a dieci giorni dalla positività ho eseguito il test molecolare il quale è risultato ancora positivo e sono rimasto altri sette giorni chiuso in casa.

Non è stata una reclusione mal sopportata perché comunque mi sentivo ancora debole affetto da una tosse fastidiosa che a tratti mi toglieva le forze.


Le mie riflessioni sulla malattia


Avere a disposizione i farmaci, la procedura per assumerli, l'eventuale medico pronto a visitarmi ed una compagna (di professione infermiera) che, pur essendo ammalata come me, ha condiviso le varie fasi della severa influenza, sono state le chiavi di volta per curarmi e guarire a casa senza rivolgermi alle cure ospedaliere e senza creare disagio e costi alla collettività.


Se penso alle altre influenze che ho avuto negli anni scorsi, questa volta ho speso di meno in terapie ed non ho causato alcun impatto sociale. In passato spesso mi sono recato dal medico per farmi visitare (mettendo a repentaglio la salute degli altri pazienti, prima d'ora non abbiamo mai usato mascherine e particolari accortezze di disinfezione) ed in taluni casi per me o per i miei familiari, ho chiesto l'intervento a casa del dottore.


Il fattore che mi ha pesato di più nel decorso della malattia è stata l'immotivata paura creata dall'informazione!

In passato la febbre per me è sempre stata "un normale malessere stagionale", tante volte con la febbre mi sono recato al lavoro ed il fatto di "mettere il termometro" era un gesto che facevo quando mi sentivo particolarmente caldo o quando qualche familiare me lo ricordava.

Nelle circostanze relative al Covid la misura della temperatura corporea e l'uso del saturimetro (strumento a me sconosciuto fino a qualche mese fa) si sono trasformati in un rito ossessivo che nei momenti di maggiore malessere mi apriva nella fantasia lo scenario da incubo dei reparti di terapia intensiva.


Un atro terrore che mi ha afflitto è stato quello di "finire in ospedale"...

Non ho patologie, non prendo alcun farmaco, sono in forma fisica e non reputo la mia salute in pericolo per questo tipo di virus, quindi per scelta non mi sono vaccinato. Ovviamente, però, il pensiero di avere la necessità di fare una radiografia o di necessitare dell'assistenza ospedaliera nei giorni scorsi mi ha mi attanagliato la gola.

Troppo odio è stato espresso in questi mesi, anche tra i sanitari, contro chi ha optato per la libera scelta di curarsi e di non vaccinarsi, così mentre in passato ho sempre visto l'ospedale come un approdo di salvataggio, per la prima volta quest'anno ho fortemente desiderato di curarmi a casa a qualunque costo!


L'epilogo


Finalmente dopo venti giorni, dalla positività al Covid, ho ricevuto l'esito del secondo tampone che è risultato negativo!

Sto bene, ho ripreso tutte le forze, sono contento di essere guarito senza conseguenze e soprattutto sono conscio di avere dentro di me un bel "bagaglio di anticorpi" che hanno rinforzato il mio sistema immunitario.

Ho sperimentato sulla mia pelle questa influenza severa che, ripeto, non è stata una passeggiata! Il gusto e l'olfatto dopo cinque giorni mi sono ritornati recandomi un gran sollievo nel poter riassaporare i dolci della tradizione natalizia.


La lezione imparata


Ho scritto diversi articoli negli ultimi due anni riguardo questa epidemia che ha stravolto, in tutti i sensi, le nostre vite. Sono tante le denunce che ho rivolto ai mass media che hanno trasformato l'informazione in propaganda, spingendo a spron battuto "il pensiero unico" ed occultando qualsiasi opinione che fosse discordante dalla linea governativa.


Oggi siamo di fronte ad una netta frattura della società, che va oltre alla politica, all'epidemia ed al fatto di essere vaccinati o meno.

Intorno a me vedo famiglie divise, ambienti di lavoro che discriminano i colleghi, studenti che sono "bullizzati" perché non hanno fatto la "loro dose di vaccino"...

L'obbligo del lasciapassare verde per essere parte "della collettività" ha creato una profonda divisione! Una spaccatura che forse non potrà più essere sanata.


Tutti ormai abbiamo compreso che il green pass non ha alcun valore sanitario, tutti abbiamo visto le contraddizioni ed i voltafaccia dei televirologi e dei nostri politici al governo, tutti siamo consapevoli della strumentalizzazione degli organi di informazione che hanno condizionato le masse.

Cosa aspettiamo a svegliarci da questo torpore?


Da quello che ho capito ora riceverò dal Ministero delle Finanze il Super Green Pass con la validità di 6 mesi...

Devo ritenermi contento? E fra sei mesi cosa dovrò fare ancora per essere "libero di vivere nella società"?


Qualcuno mi ha già prospettato che fra sei mesi, stando alle regole attuali, dovrò farmi il vaccino e magari dovrò pure recuperare le dosi perse l'anno scorso...

Non sono un medico ma nemmeno un troglodita!

Qualcuno è in grado di spiegarmi perché, carico di anticorpi naturali, il prossimo maggio (quando anche l'ultima variante del virus sarà pressoché scomparsa per l'arrivo della bella stagione), dovrò inocularmi un farmaco contenente la proteina spike (tossica) di un virus vecchio di tre anni?


La salute dell'essere umano, nel clamore delle scoperte scientifiche del nuovo millennio, sarà forse misurata in futuro attraverso un "green pass" valido sei mesi?


Daniele Pezzali consulente in Procurement & ICT (visita:ww.danielepezzali.com)

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10 gennaio 2022